GERMANIA, UNO SGUARDO A SE’ STANTE

GERMANIA, UNO SGUARDO A SE’ STANTE è un breve percorso sul cinema che tocca la storia della Germania, ma senza essere  i soliti film sulla persecuzione ebraca o seconda guerra mondiale in generale, spaziando tra generi diversi.

GERMANIA, UNO SGUARDO A SE’ STANTE

LE VITE DEGLI ALTRI

Anno 2006 – diretto da Florian Henckel von Donnersmarck

Ambientato in piena guerra fredda, nella Germania dell’Est, questo film è al tempo stesso un racconto oggettivo e partecipe di quella che era la vera vita e le libertà, solo all’apparenza difese dal comunismo, nella ex DDR.

La vita di un brillante scrittore teatrale e della sua compagna attrice si intrecciano con quella di un agente della STASI, incaricato di controllarli. Proprio questo “spiare ascoltando”, questo vivere indirettamente la vita dello scrittore e della bella attrice porteranno ad una svolta drammatica. La freddezza con cui inizia la sorveglianza, gli ambienti di vita così diversi, i risvolti tragici che coinvolgono l’attrice e il classico Ministro viscido e corrotto, toccheranno profondamente l’agente Weisler, fino a fargli rinnegare quel sistema persecutorio in cui crede fermamente salvando lo scrittore dall’arresto per spionaggio.

I dialoghi sono serrati e intensi, la ricostruzione estremamente accurata, gli attori perfettamente coerenti con i loro personaggi.

E’ uno sguardo lucido su una parte della storia tedesca che riesce a farci capire davvero com’era la vita in un paese dove l’ideologia era spesso usata come disinganno e strumento di sofferenza.

Un film crudo, freddo ma al tempo stesso molto coinvolgente grazie alla bravura di tutti gli attori.

GERMANIA, UNO SGUARDO A SE’ STANTE

GOOD BYELENIN

Anno 2003 – diretto da Wolfgang Becker

Questa è una commedia molto carina con un fondo di verità che lascia un retro gusto amaro.

Alex vive nella Germania dell’est con la sorella e la madre, fervida sostenitrice della DDR dopo l’abbandono del marito.Poco prima della caduta del muro di Berlino, la donna ha un infarto ed entra in coma: si risveglierà quando oramai il mito del comunismo è definitivamente crollato. Alex tenterà in tutti i modi di riportare il tempo indietro per evitare uno shock traumatico alla mamma, fino letteralmente a capovolgere la storia, immaginando che dall’Ovest Germania siano andati tutti a Est.

Alcuni passaggi sono totalmente esilaranti, come quando Alex cerca disperatamente i cetriolini di una certa marca pre caduta del muro, o i telegiornali amatoriali rifatti con l’amico antennista.

E’ un film quasi surreale nella esaltazione del comunismo, ma che mostra bene come già le generazioni tedesche degli anni ’80 non accettassero più quella prospettiva di vita.

GERMANIA, UNO SGUARDO A SE’ STANTE

THE READER – A VOCE ALTA

Anno 2008 – diretto da Stephen Daldry

Questo film, tratto da un romanzo autobiografico, non è una storia di redenzione né di assoluzione, ma un’amara riflessione su quando non si sceglie di amare.

Le pellicola è essenzialmente divisa in due parti.

Nella prima, siamo subito dopo il secondo dopo guerra, con le città tedesche distrutte dai bombardamenti, la povertà: Michael, uno studente quindicenne, conosce per caso Hanna, controllore del tram. La grande differenza di età non impedirà la nascita di un amore, che, seppur per la durata di un’estate, segnerà inesorabilmente la vita di entrambi.

Nella seconda parte si svolge il processo di Hanna, a cui Michael assiste da studente di legge, in una Germania post-olocausto che tentava di riscattare se stessa dai crimini di guerra, e che porterà entrambi verso una crudele e straziante scoperta.

Kate Winslet è perfetta in un ruolo complesso e drammatico; il suo essere divisa tra presente e passato, la sua indifferenza verso la morte altrui e la sua cosciente inutilità nella società, ne fanno un personaggio davvero indimenticabile.

E’ un film che ci ricorda sensibilmente quanto a volte il male sia davvero “banale” (parafrasando la scrittrice Hanna Harendt) e di come i tedeschi abbiano a lungo nascosto la loro ottusa fede nell’ideologia nazista dietro la scusa della “cieca” obbedienza.