Entri in tabaccheria per comprare un caffè o un pacchetto di sigarette e, quasi senza pensarci, aggiungi un Gratta e Vinci. È un gesto minuscolo, quotidiano. Eppure dietro quel biglietto da 5, 10 o 20 euro c’è una domanda che torna spesso, magari sussurrata al bancone: “Ma quanto ci guadagna davvero il tabaccaio?”
L’aggio reale: la cifra che non cambia (anche se vinci)
Partiamo dalla parte più semplice, e spesso più fraintesa. Il tabaccaio guadagna un aggio dell’8% sul prezzo di vendita di ogni biglietto Gratta e Vinci. Punto. È un compenso esente da IVA e vale indipendentemente dal fatto che il biglietto sia vincente o perdente.
In pratica, la “verità nuda” è che il margine è proporzionale solo a quanto costa il biglietto.
| Prezzo biglietto | Agio 8% (guadagno tabaccaio) |
|---|---|
| 5 € | 0,40 € |
| 10 € | 0,80 € |
| 20 € | 1,60 € |
Questo spiega subito una cosa: i biglietti di valore più alto, a parità di quantità venduta, sono più redditizi.
Quanto può diventare, in concreto, a fine mese
Qui entra in gioco la parte che rende tutto più interessante, perché l’8% da solo non racconta la storia. La differenza la fanno tre fattori che chi lavora dietro il banco conosce benissimo:
- Volume di vendite mensili
- Posizione del punto vendita (traffico, passaggio, abitudini della zona)
- Mix di biglietti, cioè quanti da 5 euro e quanti da 20
In una tabaccheria “media”, con un flusso regolare di clienti, le commissioni possono tradursi in 1.300-1.500 euro netti al mese come contributo complessivo legato al comparto, spesso citato insieme ad altri prodotti e servizi che ruotano intorno al banco.
Poi ci sono i casi in cui la tabaccheria è proprio nel punto giusto, vicino a snodi di passaggio o in zone ad alta densità di acquisti, e con un volume davvero importante di prodotti del comparto statale. In scenari del genere si raccontano incassi da 4.000-5.000 euro al mese legati ai soli Gratta e Vinci, arrivando a rappresentare anche il 20-30% del guadagno totale.
All’estremo opposto, in posizioni meno fortunate o con traffico debole, la cifra può scendere molto, anche a 200-300 euro mensili. E questo, più di qualsiasi teoria, spiega perché due tabaccherie a pochi chilometri di distanza possano vivere “due vite” economiche completamente diverse.
Un caso che fa capire il meccanismo (senza magie)
C’è un dato che colpisce perché è concreto: un tabaccaio, in un periodo di 67 giorni, avrebbe incassato 9.068 euro di commissioni, cioè circa 4.500 euro al mese. Non è una formula segreta, è la somma di elementi molto terrestri:
- Ubicazione strategica
- Alto traffico
- Clientela fedele e abitudinaria
- Continuità di vendite, giorno dopo giorno
Quando senti questi numeri, la tentazione è pensare che “basti vendere Gratta e Vinci”. In realtà è l’opposto: serve che il negozio sia già in grado di generare un flusso importante.
Nessun extra sulle vincite: qui si sbaglia spesso
Una delle credenze più diffuse è che il tabaccaio guadagni anche quando il cliente vince. Non è così. Il punto vendita non riceve percentuali sulle vincite: il suo profitto nasce dalla vendita del biglietto, non dall’esito.
Le vincite vengono gestite secondo le procedure previste e riconducibili all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il tabaccaio, in sostanza, non “partecipa” alla vincita, vende un prodotto regolamentato, come accade per una lotteria.
Requisiti e “vera soglia” per farne un’attività che regge
Per vendere questi prodotti serve una concessione statale e l’operatività nel perimetro dei giochi autorizzati. Ma il requisito che conta davvero, se parliamo di redditività, è un altro: il volume.
Nelle stime che circolano tra addetti ai lavori, per arrivare a un livello che consenta di sostenere in modo stabile una struttura e stipendi “da impresa”, serve un comparto molto forte, con volumi mensili elevati e una buona integrazione con il resto, sigarette, servizi, pagamenti, altri giochi. In altre parole, l’8% è una regola semplice, ma trasformarlo in un guadagno serio è una questione di numeri, posizione e costanza, non di fortuna.




