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Il piccolo negozio degli amori persi e ritrovati

Il piccolo negozio degli amori persi e ritrovati di Trisha Ashley recensito da Anna Leone.
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Il piccolo negozio degli amori persi e ritrovati

TRAMA

Alice Rose è una trovatella e ha trascorso tutta la vita desiderando sapere chi fossero i suoi genitori. Quando era in fasce, infatti, è stata ritrovata nella cittadina di Haworth, nelle brughiere dello Yorkshire. Dopo un’adozione finita miseramente, ha sempre dovuto badare a se stessa, sperando di poter trovare un giorno un posto che la facesse sentire a casa. L’unica cosa a cui Alice si sente davvero legata è la cucina. Quando annusa gli aromi di cannella e di limone o affonda le mani nella farina sente di essere finalmente nel posto giusto. E così decide di aprire una piccola sala da tè, certa che quello possa essere l’inizio di una nuova vita finalmente felice. Non tarda, infatti, a farsi degli amici, tra cui l’affascinante vicino di casa che si offre di aiutarla a risolvere il mistero dei suoi genitori. Adesso che è vicina a scoprire la verità, Alice sa che se vuole conquistare il lieto fine che merita dovrà essere pronta ad affrontare con coraggio ogni nuova sfida.

RECENSIONE

Una favola moderna dal sapore vittoriano sulle orme delle sorelle Brontë

Il romanzo è composto da tre storie che si intrecciano tra di loro, il che gli dà una certa peculiarità e contribuisce a una trama interessante. Trisha Ashley fa partire la storia con un prologo nel 1978, la storia della bambina abbandonata, parallelamente alla storia di Alice oggi. La terza storia è rappresentata dalle favole scritte da Alice.

I due POV del racconto generano nelle prime pagine quasi una sorta di disorientamento che si dissipa poi man mano che si va avanti con la lettura. Ai due POV poi si affiancano le vicende fiabesche dei racconti che Alice reinterpreta in chiave dark con inusuali risvolti horror. Alice, la protagonista che è stata abbandonata subito alla nascita, è la voce narrante principale, ma chi è invece l’altra donna? Il disoreintamento iniziale diventa pian piano mistero e ci porta a voler scoprire al più presto identità e motivi di questa persona. Assieme a una serie di personaggi che la circondano, come la madre adottiva, ovvero tipica matrigna incapace di nutrire qualsiasi forma di affetto verso di lei, l’amato padre e la nonna paterna che la riempiono di affetto, ne appaiono svariati durante il percorso di Alice che l’accompagneranno nel suo viaggio alla ricerca di se stessa.

Accanto ad essi ne compaiono altri molto simpatici, come i Giddings, che l’accoglieranno come un membro della propria affiatata e colorata famiglia e l’aiuterà a trovare la propria strada nonchè a realizzare il  suo sogno.

La morte del suo amato papà segna per Alice l’inizio di una nuova vita. È così che decide di lasciare la casa di infanzia e partire per il primo di una serie di viaggi.

“L’alba mi trovò su un pullman diretto in Cornovaglia, nella borsa il denaro che Lola aveva ricevuto per il compleanno e che mi aveva prestato per aiutarmi a tenermi a galla. Portai con me solo una valigia, lasciando alla sua custodia tutti i miei tesori più preziosi, tra cui i libri della nonna e un piccolo ritratto di me in colori a olio dipinto da mio padre.”

Ma presto Alice si ritroverà nuovamente in difficoltà. Lo spettro dell’abbandono sembra seguirla dappertutto.

“Quando la grande porta in legno di quercia fu chiusa e serrata alle mie spalle, mi ci appoggiai per un attimo, gli occhi chiusi, cercando di ricordarmi di respirare normalmente. Quando infine li aprii, vidi quel posto con occhi nuovi: non era più la mia casa, ma solo uno dei tanti alloggi temporanei nel viaggio senza radici che era la mia vita.”

Sembra proprio che nulla funzioni per Alice, che sia quasi destinata ad essere abbandonata, proprio come le era successo alla nascita. Così capisce che la sua ricerca verso se stessa deve proseguire, nonostante le tante difficoltà e i vari intoppi incontrati sul cammino.

Mi sentivo più tesa che mai, sull’orlo del crollo. Volevo chiudere una porta su tutto, anche sui miei pensieri, restare da sola e gridare in silenzio come in quel quadro di Munch.”

Alice alla fine non ha altra scelta che rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Superati gli indugi e i timori iniziali, parte finalmente alla volta del suo paesino di nascita, o almeno verso la regione dove è stata trovata da neonata.

Il primo mercoledì di settembre mi trovò in viaggio per lo Yorkshire in treno, e non era affatto il modo in cui avevo immaginato di partire per la mia nuova vita. La mia auto era dal meccanico locale dal giorno in cui era deceduta sul vialetto, quando ero arrivata.

Le mie impressioni e conclusioni:

Mi ha fatto tanto piacere seguire, in prima linea, le vicende di Alice come scrittrice. Queste mi hanno dato modo di immedesimarmi da subito nella protagonista che, nonostante tutto, rimane fedele a se stessa e riesce a seguire e realizzare i propri sogni. Alice è una sognatrice, ma che con una piccola dose di fortuna nell’immensa tragedia della sua vita riesce ad andare avanti e a costruire il proprio futuro. Da amante di thè e biscotti, inoltre è stata per me davvero una gioia scoprire di pagina in pagina le varie leccornie preparate da Alice e ho avuto l’acquolina in bocca per le descrizioni delle belle colazioni- mangiate da  Alice e “famiglia”.

È una lettura molto appassionante. Una bella storia di amore, amicizia e soprattutto di una principessa moderna che si “salva da sola” e incontra il proprio principe solo dopo aver superato tutte le difficoltà. Un bel esempio di “girl power” a cui io rispondo: “Way to go!” 

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