Juventus-Benfica highlights: i momenti chiave, parate decisive e cosa cambia ora per i bianconeri

Certe notti di Champions hanno un suono particolare, quello dei tacchetti che “grattano” l’erba e del pubblico che trattiene il fiato un secondo prima del gol. Juventus-Benfica è stata proprio così: all’inizio ti sembra tutto bloccato, poi, d’improvviso, due lampi cambiano la storia e, con essa, il futuro immediato dei bianconeri.

Un primo tempo a specchio: equilibrio, controllo e nervi saldi

Nei primi 45 minuti la partita è scivolata via su binari di equilibrio. Ritmi non folli, poche fiammate davvero pulite, tanta attenzione a non scoprirsi. La Juventus ha dato l’impressione di voler “sentire” l’avversario, come si fa quando sai che basta un dettaglio per far saltare il piano.

Il Benfica, dal canto suo, ha provato a muovere palla e a cercare varchi, ma senza trovare quel colpo che fa girare la testa alla difesa. In sintesi: una gara più di posizionamento che di sfuriate, con la sensazione che sarebbe stata decisa da un episodio, o da una scelta di coraggio dopo l’intervallo.

La ripresa che cambia tutto: Thuram apre, McKennie chiude

Il secondo tempo è iniziato con un’energia diversa, più verticale, più convinta. Ed è qui che la Juventus ha fatto la cosa più importante: ha accelerato nel momento giusto.

1-0: il taglio di Thuram e il tiro “secco” all’angolo

A circa dieci minuti dalla ripresa, Khephren Thuram ha rotto l’incantesimo. L’azione nasce da movimenti senza palla e letture nello spazio, quelle che spesso non si notano finché non è troppo tardi. Thuram entra in area con tempi puliti e conclude con un tiro basso, preciso, all’angolo. Una rete che non è solo tecnica, è anche personalità: scegliere l’angolo basso, in quell’istante, significa essere lucidi.

2-0: McKennie finalizza un’azione costruita con David

Nove minuti dopo arriva il raddoppio e lì, onestamente, lo stadio capisce che la serata sta prendendo una direzione definitiva. Weston McKennie si inserisce e completa un’azione ben costruita insieme a Jonathan David, superando Anatoliy Trubin. Non un gol “casuale”, ma il frutto di un’idea, una combinazione rapida che premia chi attacca gli spazi con convinzione.

In due fiammate la Juventus trasforma una partita bloccata in una partita in controllo. E in Champions, quando vai avanti di due, cambia anche il modo in cui respiri.

Le parate decisive e l’istante che ha spento il Benfica

C’è sempre un momento, in gare così, in cui l’avversario prova a riaprirla con la forza della disperazione. La Juventus ha gestito con ordine e, quando è servito, si è aggrappata alle parate decisive, quelle che non finiscono sempre nei titoli ma valgono quanto un gol.

Poi, nel finale, arriva l’episodio che taglia le gambe al Benfica: un calcio di rigore per riaprire la gara. Sembra l’ultima porta rimasta. Ma Vangelis Pavlidis scivola al momento della battuta e la palla finisce alta, ben oltre la traversa. È un’immagine quasi crudele, perché racconta quanto sottile sia il confine tra rimonta e resa.

Cosa cambia ora: classifica, playoff e nuovo format

La vittoria per 2-0 porta la Juventus in 15esima posizione con 12 punti, e soprattutto la mette al sicuro: almeno un posto nei playoff è garantito matematicamente.

Il nuovo format della Champions (una sorta di grande campionato unico, per capirci) prevede:

  1. Prime 8 qualificate direttamente agli ottavi.
  2. Dalla 9 alla 24, accesso agli spareggi.
  3. Fuori chi resta oltre.

È un sistema che premia la continuità, ma ti punisce se hai blackout. Per questo questa partita, più che una vittoria, è un passo solido dentro la competizione, dentro la vera Champions che inizia quando i dettagli contano doppio.

L’ultima giornata con il Monaco: cosa deve fare la Juventus

Mercoledì prossimo c’è l’AS Monaco e la prospettiva è chiara: consolidare e, se possibile, migliorare il piazzamento. Tradotto in modo semplice, la Juventus deve:

  • cercare punti per salire e ottenere un accoppiamento più favorevole agli spareggi,
  • confermare la crescita nella gestione dei momenti chiave,
  • tenere alta la qualità delle transizioni, che contro il Benfica ha fatto la differenza.

Questa Juventus, oggi, sembra aver trovato una cosa preziosa: la capacità di aspettare senza spegnersi e di colpire senza tremare. Ed è esattamente ciò che serve quando la Champions entra nella sua parte più spietata.

Redazione Books News

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