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La Villa Tricolore: Urbex Art

Stella Mazzone torna con l’appuntamento con l’arte parlandoci di La Villa Tricolore: Urbex Art.

Villa Tricolore, esatto, proprio quel tricolore, simbolo della nostra nazione, è il simbolo, nonché l’oggetto che attribuisce il nome a questa bellissima e, purtroppo, abbandonata villa che oggi scopriremo insieme.

La villa Tricolore è uno di quei posti abbandonati in cui sembra che il tempo si sia improvvisamente fermato, uno di quei posti in cui sembrerebbe che le persone che lo abitavano, come testimoniano i diversi oggetti personali ritrovati, siano state improvvisamente teletrasportate in un altro luogo, uno di quei posti che trasuda storie ed emozioni, uno di quei posti rimasti quasi intatti all’usura del tempo.

Non si ha alcuna notizia certa dei proprietari di questa casa. In quanto al suo interno sono diversi gli oggetti personali ritrovati che ancora oggi sono visibili, ed altri no a causa dei molti esempi di furto che avvengono, si è ipotizzato che i proprietari avrebbero potuto non avere eredi e che quindi, alla loro scomparsa, la casa sarebbe rimasta quasi in un limbo, in un tempo sospeso tra il passato vissuto e il presente in continuo movimento. Un’altra ipotesi accreditata è sicuramente quella della fuga improvvisa, dettata principalmente dalle tovaglie, dalle pentole e dalle stoviglie, o dai letti sistemati e ordinati che fanno apparire la casa ancora, in un certo senso “viva” e “abitata”.

La Villa, dal suo aspetto esteriore, non mostra numerosi aspetti decorativi e ciò non ci permette di identificare in maniera precisa lo stile a cui appartiene. La facciata principale, quella su cui è collocato il portone, in legno, di accesso, si presenta suddivisa in due registri orizzontali, uno inferiore, decorato con strisce di pietra e diviso perfettamente a metà dal maestoso portale d’accesso identificato da un arco a sesto acuto, ed uno superiore, identificato da una trabeazione sulla quale poggiano le cinque finestre, di cui quella centrale timpanata, che decorano questa fascia.

Una particolarità è riconoscibile su una delle due facciate laterali, quella destra, sulla quale è possibile riconoscere un’entrata, forse, secondaria. La facciata laterale non presenta alcuna decorazione particolare ma sono presenti due loggiati definiti da due balconate in pietra. La presenza di questi due spazi, che quasi si distaccano dal complesso principale della villa, sono riconducibili ad una tradizione medievale di costruire, tradizione però non riconoscibile nella presenza dei due ingressi. Infatti, secondo le tecniche di costruzione medievali, per quanto riguardava le case nobiliari, le ville, non erano previsti ingressi secondari ma un solo ingresso centrale dal quale era possibile accedere a tutti i locali del palazzo per permettere un migliore controllo degli ambienti.

Potremmo, dunque, ipotizzare che la costruzione visibile tutt’oggi si un allargamento di quella che doveva essere una prima casa alla quale si accedeva mediante l’ingresso secondario odierno. Una casa, magari, non di proprietà nobiliare, un semplice giaciglio in cui i meno abbienti si recavano solitamente per dormire.

La sala che incontriamo, non appena si supera l’ingresso principale, è una sala immensa dalla quale è poi possibile accedere alle diverse stanze mediante diverse porte lignee. Tra esse sono ben mimetizzati alcuni armadi al cui interno è ancora oggi possibile osservare libri e altri oggetti personali.

Il soffitto della stanza è costituito da dei cassettoni in legno decorati e le pareti sono ricche di affreschi, anche abbastanza ben conservati in quanto i soggetti sono molto visibili e riconducibili al medesimo luogo, che forse avevano lo scopo di illustrare le terre circostanti la casa e dunque narrare la storia della famiglia che ci abitava. Nella fascia sottostante ai cassettoni del soffitto sono presenti ulteriori decorazioni di carattere geometrico e naturalistico, infatti tra le linee che costituiscono questa decorazione sono visibili dei disegni di foglie stilizzate.

La prima stanza a cui si accede dal salone principale è una cucina molto intima. Al suo interno sono presenti elettrodomestici, quali frigorifero, forno e una televisione anni 70, periodo a cui è associabile anche il porta lampada che pende dal soffitto, forse proprio risalente al periodo in cui la casa è stata abbandonata. Quasi spaventoso è osservare come, fisicamente, il tempo si sia fermato sull’orologio situato sul mobiletto che regge la televisione, orologio che indica le 6:45.

La funzione della seconda stanza visitabile doveva essere quella di sala da pranzo “formale”. Al suo interno, infatti, oltre al porta lampade differente da quello della stanza precedente, e sicuramente più elegante, è presente una scrivania, sulla quale è posizionato un diario aperto,simbolo che forse la stanza era utilizzata anche da studio, un tavolo molto più grande di quello della stanza precedente, dei mobili in legno e delle poltrone degli anni 40.

Agli stessi anni 40 risalgono gli arredamenti principali della stanza successiva, un salottino intimo arredato da un maestoso lampadario con gocce in cristallo, dei mobili in legno, sormontati da uno specchio e alcune poltrone eleganti con una tappezzeria decorata in modo davvero dettagliato. In questa stanza ritornano le raffigurazioni negli affreschi: esse hanno degli stili davvero differenti da quelle che sono presenti nella sala principale, ma conservano il voler rappresentare uno stesso luogo. Da un disegno in particolare è possibile identificare un paesaggio olandese, in quanto si possono osservare dei mulini sullo sfondo e in quanto le persone raffigurate indossano degli zoccoletti gialli, tradizionali di quei luoghi.

Su uno dei mobili presenti in questa stanza sono presenti delle fotografie, incorniciate, delle carte da gioco piacentine e, situato dietro della stessa foto, come si riconosce dal riflesso negli specchi una carte dei tarocchi rappresentante la morte.

Mediante delle scale davvero eleganti si raggiunge il secondo piano della villa dove sono presenti il bagno e le stanze da letto. Anche essendo presente un pavimento differente da quello del piano inferiore, la il soffitto è sempre costituito da dei cassettoni decorati.

È nella stanza da letto singola che è presente il simbolo che avrebbe poi dato il nome alla villa: una bandiera tricolore antica ma che da alcuni anni è stata trafugata. Nella stanza in questione lo spazio occupato è davvero minimo, infatti al suo interno sono presenti un letto, un armadio specchiato, un comodino, una sedia in vimini e il baule sul quale era posto il tricolore, La decorazione parietale della stanza è costituita da una fascia dipinta a caratteri floreali, quasi come fosse una natura morta, che arricchisce il verde semplice delle pareti principali.

Anche la stanza patronale, avente dimensioni minori, ha le pareti verdi, ma è più ricca di mobilio. Al suo interno, infatti, è presente il letto matrimoniale, due comodini, un armadio e due pettiniere, dello stile risalente agli anni 40 del 1900. I cassetti e le ante degli armadi sono pieni di oggetti personali quali cappotti, vestiti e boccette di profumo.

La villa ha un ulteriore terzo piano però ormai vuoto, che forse fungeva da soffitta della struttura.

La nostra urban exploration della villa tricolore termina così, Spero sia stata interessante e fatemi sapere se vorreste o siete andati a visitarla, e soprattutto, se mai ci andrete, non rubate o toccate nulla, fate si che posti come questo possano conservarsi nel miglior modo possibile in modo da essere visitabili anche da altre persone.

Stella Mazzone

Mi chiamo Stella Mazzone e, nonostante la mia giovane età, sono attratta dallo studio della bellezza in tutte le sue forme. In particolare mi dedico all’analisi di opere artistiche e allo studio delle vite di artisti al fine di farle conoscere a chi, come me, ne è interessato. Il mio motto di vita è “La Bellezza Salverà il Mondo” ed è partendo da questo presupposto che porto avanti questa passione. Potete trovare alcune mie ricerche sul profilo Instagram che gestisco @storiadellarte_.

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