Intervista all’autore Valerio Pappi

Intervista all’autore Valerio Pappi in merito al suo libro “Irreversibilità“.


Il libro

Due fratelli, Tristano e Fabrizio, cresciuti insieme, ma talmente diversi da condurre due vite agli antipodi: l’uno irreprensibile professore di liceo, l’altro vagabondo tossicodipendente. Una donna volgare ma affascinante, Gaia, alla disperata ricerca dei soldi per sposarsi col fidanzato Gaetano. Infine Fabiana, sciatta collega di Tristano, tormentata dalla madre apprensiva, che vorrebbe vederla accanto a un uomo. L’irreversibilità delle scelte e delle situazioni che le hanno generate è il tema dell’intreccio criminoso di queste cinque vite.

Intervista all’autore Valerio Pappi

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Parlaci del tuo libro “Irreversibilità”!
• Come è arrivata l’idea?
Da sempre mi affascina il tempo, inteso come grandezza fisica, che scorre inesorabilmente in un’unica direzione, determinando l’irreversibilità dei fenomeni, infine delle nostre scelte, delle nostre vite.

• Ci spieghi come è nato il titolo? È arrivato prima o dopo la stesura?
Come dicevo, con il titolo Irreversibilità, che ha preceduto la stesura, volevo trattare un insieme composito di situazioni che non hanno la possibilità di un ritorno, di un secondo appello per così dire. Possono essere talune patologie come gli acufeni, le scelte che compiamo nella nostra vita, i sentimenti, le abitudini, sino al grado massimo di irreversibilità: la morte.

• C’è un evento nel libro che hai particolarmente amato scrivere?
Quando scrivo una storia divento la mia storia e ogni passaggio è fondamentale per arrivare al risultato finale. Se devo scegliere, ho amato molto scrivere il momento nel quale uno dei protagonisti tenta di convincere il padre, rinchiuso nel proprio studio a comporre musica al pianoforte, ad accompagnare la madre al mare. Un episodio di per sé banale, ma che per chi ha letto o leggerà il romanzo, racchiude molti significati.

• Cosa ci dobbiamo aspettare da questa storia? Cosa volevi trasmettere?
Il lettore deve aspettarsi una storia vera, per quanto inventata, perché possibile. Come gran parte dei miei romanzi si tratta di una storia corale nel quale il realismo della scrittura è rafforzato dall’utilizzo dei dialetti, nel caso specifico il ferrarese – visto che la storia è ambientata a Ferrara – ma anche il bolognese e il napoletano. Sono diversi i messaggi che voglio lanciare con questo romanzo, uno dei quali la dicotomia tra la bellezza immutabile di una città – con le sue vie, i monumenti, i giardini – e l’attitudine alla malvagità dell’uomo che la vive.

• Ci descrivi i personaggi?
Tristano e Fabrizio sono due fratelli cresciuti insieme, ma talmente diversi da condurre due vite agli antipodi. Tristano è professore di fisica in un liceo, Fabrizio è da sempre un vagabondo, sbandato. Alla morte della madre, l’eredità premia Tristano, il più affidabile dei due, e questo scatena ovviamente le ire del fratello, che vorrebbe una spartizione equa dei beni. Nella vita di Tristano si insinua Gaia, una bidella del liceo – napoletana verace, solare, svampita – che capisce le debolezze del professore e, combattendo contro le perplessità di Gaspare, il fidanzato geloso che ha da poco perso il lavoro, decide di tentare una rapina in casa sua. Il giorno prescelto per questo crimine è esattamente quello scelto da Fabrizio, accompagnato dalla fidanzata Monica. Ovviamente le conseguenze sono inimmaginabili. A fare da contraltare a questi personaggi, che creano l’intreccio principale, ce ne sono altri, come ad esempio Fabiana, una collega di Tristano che la madre Elsa vorrebbe accanto a lui, e le amiche pettegole della madre, Parisina e Ludovica.

• Quanto c’è di te nel libro?
Quando uno scrittore ricorre troppo alle sue esperienze autobiografiche, rivela a mio parere una certa debolezza. Tuttavia, credo che sia impossibile estraniarsi completamente da ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. I miei personaggi si fanno portavoce di alcuni dei miei pensieri, ad esempio quelli legati a certe abitudini che, in una provincia chiusa e provinciale come Ferrara – per inciso la città in cui vivo e lavoro – sono rimaste legate a quelle dell’antica corte Estense.

• Stai parlando a un lettore che ancora non ti conosce, perché dovrebbe leggerti?
Uno dei miei sforzi maggiori è quello di rendere la mia scrittura molto fluida e musicale, quindi fruibile a tutti. Inoltre, cerco sempre di non annoiare e inserire elementi di rottura in una storia apparentemente lineare che, nel caso specifico, possono essere ad esempio le stravolgenti divagazioni di un professore integerrimo come Tristano.

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