1 centesimo con Mole Antonelliana: se è autentico, vale fino a 6.000 euro

Ti è mai capitato di svuotare le tasche a fine giornata e notare una monetina “diversa”, come se avesse qualcosa da raccontare? Ecco, in Italia c’è un caso che fa battere il cuore a molti collezionisti: un apparentemente normalissimo 1 centesimo che, se davvero autentico, può trasformarsi in un piccolo tesoro.

Perché questo 1 centesimo è così speciale

La storia ruota attorno a un errore di conio del 2002. In teoria, il 1 centesimo italiano dovrebbe mostrare sul rovescio Castel del Monte. In alcuni rarissimi esemplari, invece, compare la Mole Antonelliana, cioè il disegno previsto per i 2 centesimi.

Il risultato è una moneta “ibrida” che inganna l’occhio: davanti leggi “1 cent”, dietro vedi Torino. E quando la prendi in mano, spesso ti accorgi che “non torna” anche al tatto.

Come riconoscerla davvero (senza farsi illusioni)

Qui serve un po’ di metodo, perché le foto online e le leggende metropolitane fanno perdere tempo. Le caratteristiche chiave sono poche, ma decisive:

  • Anno: deve essere 2002.
  • Dritto: indica chiaramente 1 centesimo.
  • Rovescio: mostra la Mole Antonelliana (tipica dei 2 centesimi).
  • Diametro: è l’aspetto che spesso “svela” tutto, perché non è quello del 1 centesimo normale.

Il 1 centesimo standard misura 16,25 mm, mentre questo errore celebre è stato coniato su un tondello da 2 centesimi, quindi circa 18,75 mm. È una differenza piccola sulla carta, ma molto evidente in mano: sembra più “pieno”, più largo, e tende a confondersi con un 2 centesimi, finché non leggi la scritta.

Mini check rapido (confronto utile)

Caratteristica1 centesimo normaleEsemplare con errore
Anno tipico del caso2002 (anche altri esistono)2002
Disegno al rovescioCastel del MonteMole Antonelliana
Diametro16,25 mm18,75 mm
Sensazione in manopiù piccolo e leggeropiù grande, simile al 2 cent

Se hai un calibro, meglio. Se non ce l’hai, prova almeno a sovrapporlo a un 2 centesimi: se combacia quasi perfettamente, vale la pena approfondire.

Quanti pezzi esistono (e perché è così raro)

Le stime più diffuse parlano di circa 7.000 esemplari prodotti per errore. La parte davvero interessante è che la maggioranza sarebbe stata ritirata in tempi rapidi. È per questo che oggi si sente dire che in circolazione potrebbero essercene pochissimi, talvolta si cita una cifra intorno a 100.

Ed è proprio qui che entra in gioco la numismatica: non basta “l’idea” della rarità, serve un oggetto verificabile, con caratteristiche coerenti e tracciabili.

Quanto può valere, davvero, e quando si arriva a 6.000 euro

Parliamoci chiaro: senza controllo professionale, una monetina resta una monetina. Però, se l’esemplare è autentico e in condizioni eccellenti, il mercato dei collezionisti può essere sorprendente.

In genere:

  • per un pezzo in buone condizioni, le valutazioni che si incontrano più spesso stanno tra 2.500 e 3.000 euro;
  • in contesti di vendita molto competitivi, soprattutto in asta, si sono registrati picchi importanti, con aggiudicazioni note fino a circa 6.600 euro (cifre che dipendono da momento, domanda e qualità del pezzo);
  • alcune stime divulgative arrivano a citare anche 7.000 euro per esemplari Fior di Conio (FDC), ma qui contano dettagli maniacali e una perizia impeccabile.

La variabile che sposta tutto è sempre la stessa: stato di conservazione (graffi, colpi sul bordo, usura), autenticità certificata e “energia” dell’asta, cioè quante persone la vogliono nello stesso momento.

Cosa fare se pensi di averla trovata

Se ti ritrovi tra le mani un 1 centesimo “sospetto”, la sequenza migliore è semplice:

  1. Non pulirlo (anche una pulizia leggera può abbassare il valore).
  2. Verifica diametro e dettagli del disegno con luce buona.
  3. Porta la moneta da un perito numismatico o valuta una casa d’aste riconosciuta (ad esempio Bolaffi).
  4. Pretendi una certificazione: è ciò che separa un racconto affascinante da una vendita possibile.

Così la domanda si chiude in modo concreto: sì, questa moneta può essere autentica e arrivare a cifre da capogiro, ma solo se coincide perfettamente con l’errore noto (Mole sul rovescio, “1 cent” sul dritto e diametro da 2 centesimi) e se viene confermata da una perizia seria. Senza quel passaggio, vale esattamente un centesimo.

Redazione Books News

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