A volte capita così, stai svuotando un cassetto, apri un vecchio portamonete, e ti ritrovi in mano quella monetina leggera, quasi “finta” al tatto, con un delfino stilizzato che sembra ancora guizzare. E lì scatta la domanda: è solo un ricordo, oppure hai tra le dita qualcosa che oggi può valere davvero?
La 5 lire col delfino, perché tutti la ricordano
La 5 lire con il delfino è una delle monete più iconiche della Repubblica Italiana. È stata coniata per decenni (dal 1951 al 2001) in Italma, una lega a base di alluminio, e proprio per questo ha quel peso piuma che la rende inconfondibile.
Il disegno è semplice e riconoscibile:
- sul lato “delfino” trovi il valore 5 e l’anno,
- sull’altro lato c’è un timone con la scritta “REPVBBLICA ITALIANA”.
Di solito il contorno è liscio, e le dimensioni oscillano a seconda delle annate (circa 20-23 mm). Non è una moneta rara in generale, perché molte annate, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, sono state prodotte in milioni di pezzi.
Ed è proprio qui il punto: quasi tutte valgono poco, ma alcune, in condizioni perfette, possono cambiare completamente storia.
Quanto può valere davvero, e quando scatta “la fortuna”
Nella maggior parte dei casi, se la moneta è comune e usurata, il valore resta basso: parliamo spesso di 1-5 euro, talvolta anche meno se venduta in lotti.
Ma ci sono eccezioni che fanno brillare gli occhi ai collezionisti, perché contano tre cose:
- Anno
- Rarità della tiratura
- Stato di conservazione, soprattutto il famosissimo FDC (Fior di Conio), cioè praticamente perfetta, come appena uscita dalla zecca
Per capirci al volo, ecco una sintesi utile.
| Anno/Variante | Valore basso (usurato) | Valore alto (SPL/FDC) | Perché |
|---|---|---|---|
| Anni ’60-’90 comuni | 1-5 € | fino a 200 € | milioni di pezzi, conta solo la conservazione |
| 1956 | sotto 10 € | 290-3.500 € | tiratura bassa (circa 400.000), ambitissima in FDC |
| 1954 | sotto 10 € | 200+ € | sale molto se perfetta |
| 1989 “timone rovesciato” | 1-10 € | fino a 2.000 € | variante rara, da verificare con cura |
Il caso più “leggendario” è il 1956: se è consumata resta una moneta qualunque, ma se è in FDC può arrivare a cifre davvero importanti, anche oltre i 3.000 euro in base a domanda, aste e certificazioni.
Come controllare la tua moneta, senza farti illusioni (ma senza perdere opportunità)
Qui ti accompagno passo passo, come farei con una moneta trovata in casa.
1) Guarda subito l’anno
Sul lato del delfino individua l’anno. Se leggi 1954 o 1956, fermati un attimo, potrebbe valere la pena approfondire. Anche il 1989 è interessante, ma solo per la possibile variante.
2) Valuta la conservazione con onestà
Le monete in FDC hanno dettagli nitidi, nessuna usura sui rilievi, spesso ancora una certa “freschezza” di metallo. Se invece il delfino è liscio, i bordi sono consumati, o ci sono molti graffi, il valore scende di colpo.
In pratica:
- brillantezza e dettagli = possibile valore
- graffi, appiattimenti, opacità = quasi sempre valore basso
3) Attenzione alle varianti e all’autenticità
Alcune stime parlano del famoso 1989 con timone rovesciato. Qui però serve prudenza: basta una foto sbagliata, una lettura imprecisa, o un confronto fatto male per prendere un abbaglio. Il consiglio è confrontare la moneta con cataloghi seri e, se sembra promettente, farla vedere a un esperto di numismatica.
Dove farla valutare (e dove no)
Se pensi di avere un’annata interessante, evita di affidarti solo agli annunci online “sparati” a caso. Molti prezzi esposti non sono prezzi reali di vendita.
Meglio puntare su:
- periti numismatici o negozi specializzati
- aste e case d’asta con risultati consultabili
- gruppi o fiere, ma con attenzione e confronti
La verità che conviene ricordare
Sì, una 5 lire col delfino può valere una piccola fortuna, ma solo in casi precisi: anni giusti, rarità, e soprattutto condizioni impeccabili. La stragrande maggioranza resta una monetina comune, affettuosa, nostalgica, e quasi sempre poco quotata.
Però vale sempre la pena controllare: a volte la differenza tra “niente” e “wow” sta in un numero minuscolo, 1956, e in qualche dettaglio ancora intatto sul metallo.




