Ti dico la verità, quando senti parlare di “assegni” e “inclusione” dopo i 55 anni, soprattutto se sei senza lavoro, è facile pensare: “Sarà l’ennesima cosa complicata, piena di cavilli”. In realtà l’Assegno di Inclusione (ADI) ha una logica abbastanza chiara: aiutare i nuclei familiari in difficoltà in cui c’è almeno una persona “fragile” per età o condizione, e accompagnare il resto del nucleo in un percorso sociale o lavorativo. Il punto decisivo è capire se rientri nei requisiti di accesso.
Prima domanda: a 55 anni posso davvero prenderlo?
Sì, può succedere, ma di solito non “perché hai 55 anni”, bensì perché nel tuo nucleo familiare c’è almeno una delle condizioni richieste. Ecco gli scenari più frequenti:
- vivi con un familiare con età pari o superiore a 60 anni (genitore, coniuge, parente convivente)
- nel nucleo c’è un minorenne
- nel nucleo c’è una persona con disabilità
- c’è una condizione di svantaggio certificata dai servizi sociosanitari
Se invece sei single, hai 55 anni, non hai disabilità e non hai minori a carico, spesso il nodo è proprio questo: la misura è prioritaria per nuclei con quei requisiti specifici. In quel caso, conviene verificare altre misure compatibili con la tua storia lavorativa (per esempio strumenti legati alla disoccupazione), ma l’ADI potrebbe non essere la strada giusta.
I requisiti che contano davvero (e quelli che “bloccano”)
Quando ci si mette a fare sul serio, i requisiti si dividono in quattro aree: composizione, ISEE, residenza, patrimonio.
1) Composizione del nucleo
Deve esserci almeno una persona che rientra in queste categorie:
- over 60
- minorenne
- disabilità
- svantaggio certificato
2) ISEE sotto soglia
La soglia più citata come riferimento ufficiale è 9.360 euro annui (in alcune comunicazioni trovi valori leggermente diversi). Il consiglio pratico è semplice: fai un ISEE aggiornato e controlla il valore effettivo.
3) Residenza e cittadinanza
In generale, serve:
- residenza in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 continuativi
- cittadinanza italiana o UE, oppure specifici titoli di soggiorno (come permesso UE per lungo periodo o protezione internazionale)
4) Patrimonio entro limiti precisi
Qui spesso ci si perde, quindi te lo metto in modo schematico:
| Voce | Limite indicativo |
|---|---|
| Patrimonio mobiliare | 6.000 euro, aumentabile di 2.000 euro per componente successivo (fino a 10.000), con incrementi per disabilità |
| Patrimonio immobiliare (esclusa prima casa) | fino a 30.000 euro |
Attenzione anche alle esclusioni: possono pesare situazioni come misure cautelari, condanne definitive recenti, o dimissioni volontarie non giustificate negli ultimi 12 mesi.
Quanto può arrivare: non è una cifra “fissa”
L’ADI non è un importo uguale per tutti, è un’integrazione che dipende dal reddito e dalla scala di equivalenza del nucleo. In pratica, più il nucleo è “pesante” (per età, disabilità, componenti), più cresce il parametro.
In linea generale:
- fino a 6.500 euro annui come base (spesso tradotti in importi mensili variabili)
- fino a 8.190 euro annui per nuclei con tutti over 67 oppure con disabilità grave o non autosufficienza
- possibile integrazione per affitto fino a circa 280 euro al mese (entro i limiti annui previsti)
Obblighi: cosa cambia se in casa c’è un over 60
Questo è un dettaglio che alleggerisce molto l’ansia. Le persone over 60 sono in genere esonerate dagli obblighi lavorativi. Significa che il percorso di inclusione può essere più sociale e meno centrato sulla ricerca attiva di lavoro. Per gli adulti “occupabili”, invece, possono esserci passaggi con i servizi per l’impiego.
Come si presenta la domanda, senza perdersi
Per ottenere l’ADI, la sequenza più lineare è questa:
- Fai l’ISEE aggiornato (tramite DSU, CAF o online).
- Verifica che il nucleo abbia la composizione richiesta (over 60, minori, disabilità o svantaggio certificato).
- Controlla residenza e patrimonio.
- Presenta domanda sul portale INPS o tramite CAF/patronato.
- Preparati al percorso di inclusione (sociale, formativo o lavorativo), calibrato sulla situazione familiare.
Se hai più di 55 anni e sei senza lavoro, l’ADI può essere una vera ancora, ma solo se in famiglia c’è quel requisito “chiave” che fa scattare l’accesso. La cosa più efficace che puoi fare oggi è una verifica ordinata, ISEE alla mano, perché spesso la differenza tra “sembra impossibile” e “parte subito” sta in un dettaglio del nucleo o del patrimonio.




