C’è una frase che gira da settimane e fa scattare l’allarme: “arriva una nuova tassa di successione dal 2026”. La verità è molto meno spaventosa, e se ti fermi un attimo a guardare i dettagli, scopri persino un paradosso: non solo non c’è una stangata, ma per molte famiglie il conto potrebbe diventare più leggero. Il punto è capire chi ci guadagna davvero, e chi invece rischia di pagare “di più” solo perché sbaglia i calcoli.
La “nuova tassa” non esiste, ecco cosa cambia davvero dal 2026
Dal 1° gennaio 2026 entrano in piena operatività alcune novità introdotte dal D.Lgs. 139/2024 (nel percorso di riordino della disciplina), ma non si tratta di un aumento generalizzato. Anzi, la direzione è quella di semplificare e, in molti casi, ridurre il carico fiscale.
Le tre parole chiave sono:
- eliminazione del coacervo
- doppia franchigia
- autoliquidazione
Se queste espressioni ti suonano tecniche, è normale. Provo a raccontarle come le vivresti in una situazione reale, davanti a un immobile ereditato, a una donazione fatta anni prima, e a una dichiarazione da inviare.
Addio coacervo: la svolta che cambia i conti
Prima, una donazione ricevuta “in vita” poteva rientrare nei calcoli dell’imposta di successione attraverso il cosiddetto coacervo: in pratica, si sommava ciò che avevi già ricevuto (donazioni) a ciò che stavi ereditando, e da quel totale si determinava l’imposta.
Dal 2026 questo meccanismo viene eliminato: successioni e donazioni diventano due binari separati.
Immagina la differenza con un esempio semplice:
- genitore dona oggi un appartamento al figlio
- tra qualche anno il figlio eredita altri beni
Con il coacervo, la donazione “spingeva su” la base imponibile della successione. Senza coacervo, non trascini dietro il passato: ogni evento ha le sue regole e le sue soglie.
Risultato pratico: per molte famiglie con patrimoni immobiliari o quote societarie, la pianificazione diventa più lineare, e spesso meno costosa.
Doppia franchigia: fino a 2 milioni senza imposte (in molti casi)
Qui c’è il cuore della notizia che pochi raccontano bene. Con il nuovo impianto, ogni beneficiario può contare su:
- 1 milione di euro di franchigia per la successione
- 1 milione di euro di franchigia per le donazioni
Tradotto: potenzialmente fino a 2 milioni complessivi possono trasferirsi senza imposta, perché le soglie si “sdoppiano” tra i due canali.
Oltre le franchigie, entrano in gioco le aliquote (in genere dal 4% all’8%, a seconda del grado di parentela e dei casi). Il principio resta quello dell’imposta calcolata sulla parte eccedente.
Chi rischia di pagare “molto di più”?
Non perché la legge aumenti le tasse, ma perché è facile commettere errori o fare scelte poco coordinate. I casi tipici:
- Chi crede ancora nel coacervo e rinuncia a donare oggi pensando che “tanto poi si paga doppio”, quando invece i due canali hanno franchigie distinte.
- Chi supera le franchigie senza rendersene conto, per esempio somma male valori catastali, quote, o stime di partecipazioni societarie.
- Chi non pianifica tra più eredi, perché nelle famiglie numerose la distribuzione può incidere molto sul superamento o meno delle soglie individuali.
In altre parole, il rischio non è la “nuova tassa”, ma la disinformazione e l’assenza di una mappa chiara dei valori in gioco.
Autoliquidazione: più semplice, ma devi essere preciso
Dal 2026 si consolida l’autoliquidazione dell’imposta: non è più l’Agenzia delle Entrate a “fare i conti per te” in modo automatico, ma sei tu (o chi ti assiste) a calcolare e versare quanto dovuto tramite dichiarazione telematica.
Questo può essere un vantaggio enorme in termini di tempi e gestione, ma richiede attenzione su:
- valutazione corretta dei beni
- applicazione delle franchigie
- individuazione delle aliquote
- controllo degli eventuali crediti, passività e detrazioni ammesse
Chi beneficia di più (e perché)
Le categorie che tendenzialmente escono rafforzate da queste regole sono:
- famiglie con patrimoni rilevanti, specialmente se composti da immobili
- genitori che vogliono trasferire case o quote societarie ai figli in modo graduale
- nuclei con più eredi, dove la ripartizione può mantenere ciascuno entro le franchigie
- chi vuole fare pianificazione successoria senza il timore che le donazioni “gonfino” la futura successione
Il punto finale: niente stangata, ma serve una strategia
Se stavi trattenendo il fiato per una “nuova tassa di successione” dal 2026, puoi espirare. Il cambiamento vero è che il sistema diventa più separato, più leggibile, e spesso più favorevole.
Il “pagare molto di più” riguarda soprattutto chi resta ancorato alle vecchie regole, o chi compila la successione come se fosse un modulo qualsiasi. Qui, più che mai, vince chi si informa, mette in fila numeri e beneficiari, e usa bene le nuove franchigie.




