Entrare in una via commerciale e vedere tre vetrine spente di fila fa un certo effetto. All’inizio pensi sia “solo un periodo”, poi ci torni dopo mesi e le serrande sono ancora abbassate. E lì capisci che non è un caso isolato, è un cambiamento di sistema.
La verità (meno comoda) dietro le serrande abbassate
Quando si parla di crisi del retail italiano, spesso si dà la colpa a un solo colpevole, quasi sempre “l’online”. In realtà la dinamica è più concreta e, proprio per questo, più difficile da digerire: si sommano tre forze principali che spingono nella stessa direzione, consumi insufficienti, costi operativi in salita e un effetto domino che svuota i territori.
Non è una storia “romantica” di nostalgia del negozio sotto casa. È una questione di numeri, abitudini e sostenibilità quotidiana.
Forza 1: consumi interni che non bastano più
Il primo nodo è la crescita insufficiente dei consumi interni. Molte famiglie oggi ragionano così: prima bollette, affitto o mutuo, servizi, spese fisse, poi il resto. E quando il resto si restringe, gli acquisti “rinviabili” sono i primi a sparire.
Qui entra in gioco anche la percezione di rischio: se senti che tutto costa di più, anche solo nominare inflazione ti mette sulla difensiva, tagli, aspetti, confronti. Il risultato non è solo “spendere meno”, ma spendere diversamente:
- si cercano alternative più economiche
- si riduce l’acquisto d’impulso
- si rinviano le spese non essenziali
- si concentra la spesa in poche occasioni, invece che in micro acquisti frequenti
Ed è proprio sui micro acquisti che tanti negozi di prossimità hanno sempre vissuto.
Forza 2: costi operativi diventati insostenibili
La seconda forza è più silenziosa, ma micidiale: l’aumento dei costi operativi. Non parliamo solo di affitti o utenze. C’è anche l’organizzazione del lavoro, soprattutto con orari estesi e aperture festive.
Dal 2011, con la liberalizzazione degli orari (spesso associata al governo Monti), molti esercizi hanno provato a “stare aperti di più” per incassare di più. Ma nella pratica succede spesso il contrario: più ore aperti significa più turni, più maggiorazioni, più complessità, senza la garanzia di un flusso di clienti adeguato. E se un italiano su tre non frequenta più i supermercati nel giorno festivo, la domanda diventa inevitabile: ha davvero senso tenere accesa la luce la domenica, pagando tutto di più?
In altre parole, la coperta è corta: se non aumenta il fatturato, l’allungamento degli orari diventa un costo, non un vantaggio.
Forza 3: l’effetto domino della desertificazione commerciale
La terza forza è quella che trasforma una crisi economica in una crisi sociale: la desertificazione commerciale. Quando chiude un negozio, non si perde solo una cassa che batte scontrini. Si perde un pezzo di vita quotidiana, e quel vuoto ne richiama altri.
Succede così:
- meno servizi di prossimità disponibili
- più spostamenti necessari, soprattutto per anziani e famiglie senza auto
- meno persone in strada, quindi meno “occhi” sul quartiere
- calo della sicurezza percepita
- ancora meno motivi per investire e aprire una nuova attività
È un ciclo autoalimentato: meno negozi, meno passaggio, meno incassi, nuove chiusure.
Quanto è grande il fenomeno (e perché dovrebbe interessarti)
I numeri raccontano una trasformazione già avanzata: oltre 1.200 comuni sono senza alimentari. E librerie, cartolerie, negozi di articoli sportivi mancano in oltre 3.200 comuni. In dodici anni, i negozi di prossimità sono diminuiti di oltre il 20%.
E se non cambia qualcosa, le proiezioni parlano di una possibile contrazione del 25,1% delle imprese del commercio al dettaglio entro il 2035, cioè oltre 134mila attività in meno. In alcune città come Ancona, Trieste e Ravenna, il rischio è perdere circa un terzo delle attività di vicinato.
In due righe: cosa sta davvero chiudendo
| Cosa cambia | Cosa provoca |
|---|---|
| Consumi più prudenti | meno vendite “di passaggio” |
| Costi più alti | margini erosi, orari non sostenibili |
| Territori più vuoti | meno sicurezza, meno attrattività, nuove chiusure |
La verità che “nessuno dice” non è un segreto, è solo scomoda: non sta chiudendo solo un settore, sta cambiando il modo in cui viviamo i quartieri. E finché queste tre forze continueranno a sommarsi, ogni serranda abbassata renderà la successiva un po’ più probabile.




