C’è un momento, ogni fine anno, in cui molti pensionati fanno la stessa cosa: prendono il cedolino, lo guardano due volte e si chiedono se davvero qualcosa cambierà. Nel 2026 un cambiamento c’è, ed è scritto nei numeri, con un meccanismo che sembra tecnico ma che, alla fine, si traduce in pochi euro in più (o in un aumento più visibile, se l’importo è medio alto).
Perché le pensioni aumentano (e perché si parla di “provvisorio”)
L’aumento 2026 nasce dall’adeguamento al costo della vita, cioè dalla rivalutazione legata all’inflazione. Il punto chiave è che l’indice usato è provvisorio, quindi:
- gli importi vengono aggiornati con una stima,
- in seguito possono arrivare conguagli se l’indice definitivo risulta diverso.
Secondo lo schema confermato dal Decreto Ministeriale del 19 novembre 2025, per il 2026 si parla di un +1,4% come base di rivalutazione.
Il nuovo trattamento minimo 2026: la cifra che “muove” le fasce
Quasi tutto ruota attorno al trattamento minimo INPS, perché le percentuali cambiano a scaglioni calcolati proprio su quel valore.
- Trattamento minimo 2025: 603,40 € mensili
- Trattamento minimo 2026: 611,85 € mensili
Questo passaggio è fondamentale perché determina anche le soglie “4 volte” e “5 volte” il minimo, cioè i confini delle fasce.
Fasce di rivalutazione 2026: quanto spetta davvero
Qui arriva la parte che spesso crea confusione: l’indice del +1,4% non si applica uguale a tutti. La rivalutazione è per fasce:
- Fino a 4 volte il minimo (fino a circa 2.447 € mensili): si applica il 100% dell’indice, quindi +1,40%.
- Da 4 a 5 volte il minimo (da circa 2.447 € a 3.059 €): si applica il 90%, quindi +1,26%.
- Oltre 5 volte il minimo (oltre 3.059 €): si applica il 75%, quindi +1,05%.
Tradotto in modo semplice: più l’assegno è alto, più la rivalutazione viene “attenuata”.
Pensioni minime: l’extra che cambia il finale
Se la pensione è pari o inferiore al trattamento minimo, nel 2026 si aggiunge un incremento straordinario dell’1,3% (prorogato, ma ridotto rispetto al 2025). Per questo, sulle minime si arriva a un aumento complessivo indicativo intorno al +2,7%.
In pratica, oltre al passaggio a 611,85 €, si cita un valore massimo indicativo che può arrivare a circa 619,80 € mensili con l’extra, a seconda delle condizioni e dell’applicazione effettiva.
Tabelle importi 2026: esempi di aumenti mensili lordi
Numeri alla mano, ecco alcune simulazioni (valori lordi, su base mensile, con riferimento a 13 mensilità, arrotondamenti inclusi):
| Pensione iniziale 2025 (€ mensili) | Aumento mensile (€) | Pensione finale 2026 (€ mensili) |
|---|---|---|
| 603,40 (minimo, +extra) | 8,45 (con extra indicativo) | 611,85 (fino a 619,80 con extra) |
| 1.000 | 14,00 | 1.014,00 |
| 1.200 | 16,80 | 1.216,80 |
| 1.500 | 21,00 | 1.521,00 |
| 2.000 | 28,00 | 2.028,00 |
| 2.500 | 34,88 | 2.534,88 |
| 3.000 | 41,39 | 3.041,39 |
Un dettaglio da non sottovalutare: gli aumenti netti risultano più bassi per effetto di tasse e trattenute. Sulle minime, l’incremento può tradursi in pochi euro effettivi (si parla spesso di circa 3 € netti in più come ordine di grandezza), mentre su importi medi alti l’aumento lordo può essere più “visibile” (anche 30-50 € lordi, a seconda della cifra).
Quando arrivano gli aumenti e altri importi da sapere
L’adeguamento dovrebbe riflettersi nei pagamenti da febbraio 2026, includendo la quota di competenza di gennaio, salvo eventuali conguagli successivi.
Altri valori 2026 utili per orientarsi:
- Assegno sociale: 546,23 €
- Minimale settimanale: 244,74 €
- Limite reddituale annuo (pensionato solo): 9.727,77 €
Alla fine, la “sorpresa” del 2026 non è un balzo, ma una correzione misurata e a scaglioni. Sapere in quale fascia si rientra è il modo più rapido per capire, senza illusioni, quale cifra aspettarsi davvero sul cedolino.




