C’è un momento preciso in cui, aprendo l’app o entrando in ufficio postale, ti viene da pensare: “Ok, ma quali sono davvero i buoni che rendono di più adesso?”. Nel 2026 la risposta non è univoca, perché i rendimenti più interessanti dipendono soprattutto da una cosa semplice, la tua pazienza.
Perché tutti ne parlano: sicurezza e regole chiare
I buoni fruttiferi postali (BFP) continuano a piacere a chi cerca un approdo tranquillo, perché sono emessi con garanzia di Cassa Depositi e Prestiti, non prevedono commissioni di sottoscrizione e hanno una tassazione generalmente agevolata rispetto a molti strumenti finanziari.
Due dettagli pratici che spesso fanno la differenza:
- si può chiedere il rimborso anticipato dopo 12 mesi (prima, in genere, si recupera il capitale ma non maturano interessi),
- l’imposta di bollo è dello 0,20% annuo solo se il controvalore complessivo supera 5.000 euro.
E poi c’è una nota molto “da vita vera”: fino a 50.000 euro per nucleo familiare, i BFP non incidono sull’ISEE, un aspetto che per molte famiglie è tutt’altro che secondario.
I BFP con i rendimenti più alti nel 2026 (e cosa chiedono in cambio)
Qui arriva il punto: il rendimento massimo non è sempre quello che incassi domani, spesso è quello che ti premia se resisti nel tempo.
Buono Ordinario, il campione del lungo periodo
Se il tuo obiettivo è “metto via e mi dimentico”, il Buono Ordinario resta tra i più generosi, ma solo se lo tratti come una maratona. I tassi sono crescenti: bassi all’inizio, via via più interessanti.
In sintesi, l’idea è questa:
- primi anni con tassi contenuti,
- superata la soglia dei 10 anni, la curva diventa più convincente,
- tra 17 e 18 anni si può arrivare fino al 5% lordo annuo.
È perfetto per chi sta costruendo un obiettivo lontano, per esempio un “fondo figli” o una riserva che non si vuole toccare.
Buono 3×4, equilibrio tra tempo e resa
Il Buono 3×4 è il classico compromesso intelligente: non ti chiede un orizzonte infinito, ma prova a ricompensarti in modo più armonico rispetto a soluzioni molto lunghe. Nel 2026 viene spesso citato tra i più interessanti per chi vuole un mix fra rendimento e attesa ragionevole.
Buoni per nuova liquidità, i più “tattici”
Se hai liquidità fresca da versare su libretto o vuoi riorganizzare risparmi appena disponibili, entrano in gioco le versioni dedicate alla nuova liquidità, come Premium 4 anni, Buono 100, Rinnova 4 anni e alcune formule legate a Risparmiosemplice.
Qui la promessa tipica è più immediata:
- fino al 3% lordo a scadenza su alcune emissioni,
- in certe soluzioni con versamenti periodici, rendimento intorno all’1,50%.
Sono buoni “da strategia”, utili quando vuoi dare una destinazione chiara a soldi che prima erano fermi.
Indicizzato ai prezzi, per proteggere il potere d’acquisto
C’è anche il buono indicizzato all’andamento dei prezzi in Italia, con durata decennale: parte da uno 0,60% fisso e aggiunge una componente variabile legata al FOI. È quello che scegli quando la tua paura principale è la inflazione, perché il rendimento reale dipende da come si muovono i prezzi negli anni.
Tabella veloce: quale profilo, quale buono
| Obiettivo | Buono più coerente | Punto di attenzione |
|---|---|---|
| Massimizzare il rendimento nel lunghissimo | Ordinario | Serve tempo, i primi anni pesano poco |
| Buon compromesso senza aspettare troppo | 3×4 | Va capito quando maturano gli interessi migliori |
| Premiare versamenti “freschi” | Nuova liquidità (Premium, 100, Rinnova) | Richiede requisiti di nuova disponibilità |
| Difendersi dall’erosione dei prezzi | Indicizzato | Dipende dall’andamento del FOI |
L’allerta che conta davvero: vecchi buoni e scadenze
La vera “allerta risparmiatori” spesso non riguarda il nuovo, ma il vecchio. Se hai BFP cartacei in casa, o buoni dimenticati in un cassetto, controlla subito:
- Data di emissione e data di prescrizione (il 2026 è un anno critico per alcuni titoli dormienti).
- Foto o scansione fronte retro, così hai traccia dei dati.
- Elenco con importo e intestatari, utile anche per questioni familiari.
- Richiesta di verifica rimborsabilità e condizioni aggiornate presso Poste.
Il “7%”: promessa seducente, ma attenzione alle conferme
Ogni tanto gira la voce di un buono al 7% con durata flessibile. Qui la regola è semplice: senza conferme multiple e documentazione ufficiale, trattalo come un’informazione non affidabile. E ricordati che rendimenti molto alti, quando esistono, spesso chiedono in cambio vincoli o condizioni specifiche.
Come scegliere senza pentirsi tra un anno
Fatti una domanda onesta: quanto riesci a non toccare quei soldi?
- Se puoi davvero aspettare, il lungo termine premia.
- Se vuoi un equilibrio, il 3×4 è spesso la via di mezzo.
- Se stai versando soldi “nuovi”, valuta i buoni dedicati alla nuova liquidità.
- Se temi l’erosione del potere d’acquisto, considera l’indicizzato.
Alla fine, il rendimento più alto non è solo un numero, è un patto con il tempo. E se il tempo lo scegli tu, il buono giusto diventa molto più facile da individuare.




