C’è un momento, quando arriva l’estratto conto o la notifica della banca, in cui la domanda ti si pianta in testa: “E adesso la rata del mio variabile cosa fa?” Nel 2026 la sensazione di allarme è comprensibile, ma la risposta non è un sì o un no secco. È più simile a un meteo di stagione: qualche schiarita, qualche nuvola, e soprattutto la necessità di guardare i numeri giusti.
Il punto di partenza: perché il variabile si muove
Un mutuo a tasso variabile segue in gran parte l’Euribor, cioè il parametro che fa da termometro al costo del denaro tra banche. Quando l’Euribor sale, la rata tende a salire, quando scende (o rallenta) può stabilizzarsi o calare.
A inizio 2026, però, c’è un dettaglio che spesso spiazza: anche con i tagli della BCE degli ultimi mesi, i tassi non tornano “come prima”. Inflazione più resistente, tensioni geopolitiche e la fine dell’era dei tassi zero rendono il livello di equilibrio più alto rispetto al passato recente.
Gennaio 2026: segnali contrastanti, ma non catastrofici
Qui entra in scena la parte interessante. Da un lato, si vede un rialzo strutturale rispetto agli anni in cui il variabile sembrava un affare garantito. Dall’altro, nelle ultime settimane c’è stato un lieve raffreddamento dell’Euribor, che potrebbe tradursi in rate meno ballerine di quanto si temeva.
Alcuni numeri utili per orientarsi:
- La soglia TEGM per mutui Consap sul variabile è scesa leggermente a 4,37% (da 4,40% di dicembre 2025), un piccolo segnale di allentamento che può ampliare le offerte disponibili.
- I tassi medi sui nuovi mutui casa si sono attestati intorno al 3,37% (dicembre 2025), in lieve rialzo, spinti anche dal movimento dell’IRS, più legato ai fissi.
- Alcuni istituti hanno aggiornato i tassi di qualche decina di punti base su certe durate, segno che il mercato sta ancora “aggiustando” le aspettative.
In pratica, non siamo in caduta libera, ma nemmeno in discesa comoda e lineare.
Cosa succederà alle rate nel 2026, scenario più probabile
La previsione più credibile, mettendo insieme i segnali, è questa: rate tendenzialmente stabili o in lieve aumento, con oscillazioni più contenute se il raffreddamento dell’Euribor continuerà.
Quello che può succedere, mese dopo mese, è:
- Aumenti progressivi se l’Euribor riprende a salire, anche senza strappi improvvisi.
- Fasi di stabilizzazione se il parametro resta su un plateau, cosa che le recenti dinamiche lasciano intravedere.
- Piccoli rimbalzi legati a dati su inflazione e politica monetaria, più che a eventi “da titolo”.
E qui vale una regola semplice: il 2026 potrebbe non essere l’anno della botta, ma quello della “goccia costante”.
Quanto può cambiare davvero la rata: un esempio pratico
Una cosa che aiuta a respirare è tradurre i punti percentuali in euro.
- Su un mutuo da 150.000€ a 20 anni, una variazione dell’Euribor di 0,20-0,30 punti può incidere indicativamente di 20-50€ al mese (l’ordine di grandezza è quello).
Non è poco, perché sommandolo per 12 mesi pesa, ma spesso non è nemmeno l’apocalisse che immagini alle 23:47 quando controlli i tassi online.
Perché tutti stanno scegliendo il fisso (e cosa significa per te)
Non è un caso se circa il 90% delle nuove operazioni si orienta sul tasso fisso. La motivazione è quasi emotiva, ma razionale: pagare una cifra costante dà controllo, soprattutto quando il contesto resta incerto.
Detto questo, se hai già un variabile, non sei “in trappola”. Sei semplicemente in una posizione in cui conviene essere più attivo e meno spettatore.
Mini-checklist per proteggerti nel 2026
Ecco cosa fare, senza drammi e con metodo:
- Monitora l’Euribor mensilmente, è il tuo vero indicatore.
- Chiedi alla banca una simulazione con +0,25% e +0,50% per capire la tua soglia di tolleranza.
- Valuta surroga o rinegoziazione se la differenza col fisso diventa sostenibile per te.
- Controlla lo spread del contratto, spesso pesa quanto (o più) del parametro.
Se vuoi un riferimento chiaro su cos’è e come funziona l’Euribor, vale la pena capirlo una volta bene, ti cambia la lettura delle notizie.
In sintesi: “allarme” sì, ma a volume basso
Il 2026 non sembra destinato a un’esplosione delle rate per tutti i variabili. Più realisticamente, vedremo un equilibrio fragile: lievi aumenti possibili, ma anche finestre di stabilità grazie al recente raffreddamento. La vera differenza la farà una cosa sola: quanto sei pronto a simulare, confrontare e scegliere prima che la rata ti scelga.




