Intervista all’autrice Marta Brioschi

Intervista all’autrice Marta Brioschi in merito al suo libro “Ferite a fior di labbra” edito Be Strong Edizioni.

IL LIBRO

Emma Silvestri è una psicologa alle prime armi che si occupa di dipendenze presso uno studio di una piccola città di provincia. Le sono stati affidati dieci pazienti con una dipendenza molto particolare e, nonostante un inizio non proprio felice, le sedute serali procedono senza intoppi, fino a quando una serie di omicidi getta nel panico il quartiere e tra i cadaveri spunta proprio una paziente dello studio.

 

 

Intervista all’autrice Marta Brioschi

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· Parlaci del tuo libro “FERITE A FIOR DI LABBRA” in breve!
Il libro racconta una storia corale ambientata in una cittadina di provincia non identificata del nord d’Italia. Qui si trova uno studio dove lavora una giovane psicologa cui vengono affidati dieci pazienti per una terapia di gruppo un po’ particolare. I suoi pazienti, infatti, sono affetti da una dipendenza alle serie TV asiatiche e mentre la protagonista, Emma Silvestri, cerca di “disintossicarli”, nella notte, un assassino cruento uccide delle donne con un taglierino. La piccola cittadina sprofonda dunque nel panico, così come i personaggi che fuori e dentro lo studio di Emma animano il racconto e infine la situazione precipita quando anche una paziente di Emma viene ritrovata con la gola tagliata. Mentre le indagini avanzano, scopriremo però che ben altri drammi personali albergano nelle vite quotidiane degli abitanti della cittadina.


· Come è arrivata l’idea?
La storia è nata dall’amalgama di più ispirazioni. Da una parte dalla mia passione, condivisa ormai da circa 870 mila persone in Italia, per le serie TV asiatiche e in particolare per i K-Drama; dall’altra dal bisogno, più che da un mero desiderio, di affrontare una tematica che mi ha toccata più volte da vicino e cioè quella dei traumi che derivano da abusi e violenze psicologici reiterati nel tempo all’interno di rapporti (non solo di coppia) tossici.


· C’è un evento nel libro che è stato particolarmente difficile scrivere?
Sì, c’è un momento molto emozionante e sentito perché molto vicino a situazioni reali di cui sono stata testimone. Si tratta di una confessione che uno dei personaggi fa a Emma. È un monologo, trasformatosi poi in un dialogo estremamente intimo, che a un certo punto ho dovuto interrompere per fare una pausa e prendere temporaneamente le distanze da quelle emozioni.


· Cosa ci dobbiamo aspettare da questa storia? Cosa volevi trasmettere?
Prima di tutto un giallo, perché tecnicamente lo è, ma è un giallo che porta con sé un invito e un messaggio. L’invito è quello di riflettere sulle nostre stesse vite alla luce di ciò che può e deve essere considerato come comportamento violento e abusivo. Ne siamo stati o ne siamo ancora vittima? Siamo certi di non aver agito o di non agire in modo violento e abusivo nei confronti di chi circonda? La violenza è molto più diffusa e accettata come normalità di quanto si pensi, purtroppo. La si nasconde sotto strati di giustificazioni e vergogna, in questo modo alimentando un fenomeno che andrebbe invece arrestato. Il mio messaggio è quello d’imparare a riconoscere i sintomi di una personalità violenta e abusiva, così come i segni distintivi dei traumi che una personalità di tal genere può causare nelle persone che la subiscono. La conoscenza non è sempre potere, a volte è anche salvezza.

· Questo è il tuo primo libro?
No, in realtà è il quarto. Il terzo giallo per Be Strong Edizioni.

· Quanto c’è di te in questa storia?
Parecchio, se si considerano le esperienze personali e quelle vissute indirettamente all’interno del circolo di persone che conosco. Invece, in termini di carattere, c’è sicuramente qualcosa di me in Emma. In particolare il suo senso costante di inadeguatezza.

· Che tecnica usi quando scrivi un libro? Sei solita effettuare delle ricerche?
Certo. Cerco di scrivere sempre di cose che conosco per esperienza e laddove non ne ho fatte, procedo con lo studio e le ricerche.

· Stai parlando a un lettore che ancora non ti conosce, perché dovrebbe leggerti?
Credo… principalmente perché le mie storie sono “immersive” e quindi estremamente coinvolgenti.

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