Intervista all’autore Salvatore Claudio D’Ambrosio

Intervista all’autore Salvatore Claudio D’Ambrosio in merito al suo libro “Ho ancora gli occhi da cerbiatto”.




IL LIBRO

Non è una storia facile da leggere, piacevole, edulcorata, ma è una storia vera. La mia storia. E se ho deciso di raccontarla è per due motivi: perché le storie vanno raccontate, e perché questa possa dare un barlume di speranza a qualcuno che magari pensa di aver toccato il fondo. È la storia di un sopravvissuto, che però non hai mai smesso di sperare che le cose potessero migliorare.

Intervista all’autore Salvatore Claudio D’Ambrosio

Ciao Salvatore e benvenuto su onlybookslover.it.

  • Parlaci del tuo libro “Ho ancora gli occhi da cerbiatto”

Il libro è autobiografico. Concepito come un grande flusso di coscienza, parla della mia vita, di figlio adottivo, di figlio unico, di persona malata, di vittima di bullismo e tante altre cose. Mette insieme pezzi della mia vita, raccontandoli senza filtri, in maniera anche nuda e cruda

  • Come è arrivata l’idea?

Ero in attesa di una diagnosi medica importante, che ebbi a fine novembre (la diagnosi di sclerosi multipla, ndr). Su suggerimento della mia psicologa iniziai a scrivere. Doveva essere un diario di bordo dei giorni di riposo assoluto, perché l’inizio del percorso per la diagnosi ci fu con vertigini e mal di testa che mi costrinsero a stare a casa nel letto per due mesi. Dallo scrivere di quei giorni di riposo assoluto sono poi finito a scrivere di pezzi della mia vita, anche un po’ per esorcizzare la paura della diagnosi che via via stava per affacciarsi

  • C’è un evento nel libro che è stato particolarmente difficile scrivere?

Forse il parlare di nuovo della morte di mio padre. Rivivere nuovamente quel momento, che è stato un vero spartiacque nella mia vita, è stato il momento più duro da raccontare

  • Cosa ci dobbiamo aspettare da questa storia? Cosa volevi trasmettere?

È una storia cruda, onesta, nella quale chiunque può rivedersi, come padre, come madre, come figlio, come fratello, come sorella. Magari ognuno ha vissuto un pezzo della mia storia, e può ritrovarcisi, ed avere quello che è il fine primario di questo libro: trasmettere un messaggio di speranza a chi lo legge. Vale la pena vivere la propria vita, e non lasciarsi schiacciare dagli eventi

  • Questo è il tuo primo libro?

Si, primo libro. Non so se ce ne saranno altri, anche perché questo libro è nato più per una mia esigenza personale, medica, terapeutica, che per una volontà di intraprendere una carriera da scrittore. Mai dire mai , però, nella vita

  • Quanto c’è di te in questa storia?

C’è tutto me stesso in questa storia. Ho anzi voluto omettere alcune parti, ho preferito non rendere il libro ancora più lungo perché sarebbe stato doloroso per me mettere nero su bianco ulteriori pezzi della mia vita

  • Stai parlando a un lettore che ancora non ti conosce, perché dovrebbe leggerti?

Perché questo libro parla della storia di ognuno di noi, e perché può essere d’aiuto per chi lo legge. Le persone che hanno avuto modo di leggerlo sono rimaste piacevolmente colpiti dalla storia, e ci si sono riviste, trovando anche speranza e sollievo nel leggere la mia storia.

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