Intervista a Pasquale Rimoli

Intervista a Pasquale Rimoli autore di “I DEMONI DI URBINO” di cui stiamo vedendo il prequel “La moglie del capitano”.

 

Intervista a Pasquale Rimoli

TRAMA

Chi era il capitano Matteo Sesti prima delle vicende narrate ne “La figlia del maresciallo”? Ma soprattutto chi è Sara? Sua moglie, la sua amata compagna… Questo secondo capitolo – che in realtà è un prequel – parla di lei, ma non solo. All’interno di un losco scenario, che coinvolge la città di Urbino, i demoni tracciano in questo nuovo libro le basi della loro genesi, che coinvolgerà Sara, Matteo, i loro amici e le torbide relazioni di un misterioso club privé della città.

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INTERVISTA

  • Ciao Pasquale e benvenuto su onlybookslover.it.
    Parlaci di “ I DEMONI DI URBINO – LA MOGLIE DEL CAPITANO il tuo nuovo libro!

“La moglie del capitano” è il secondo capitolo della serie “I demoni di Urbino”. In realtà è un prequel, quindi può essere letto anche prima de “La figlia del maresciallo”. In questo libro, il lettore fa la conoscenza di quella che, nel primo volume, era un vero e proprio fantasma, ossia la defunta moglie del capitano Matteo Sesti, Sara. È un agosto caldo a Urbino e a renderlo più bollente è il duplice omicidio di una coppia di amici dei Sesti. Le indagini che seguiranno riveleranno un volto inedito della città di Federico da Montefeltro, fatto di amori, passioni, devianze e perversioni… sullo sfondo l’ombra oscura della setta di Urbino che ha già avuto modo di sconvolgere il lettore nella prima indagine del capitano Sesti.

  • Era già in programma dall’uscita del primo?

Sinceramente no! Quando scrissi “La figlia del maresciallo” avevo immaginato una storia che aveva un inizio e una fine. Nel momento in cui ha visto la stampa, mi sono detto che il personaggio di Sara meritava più spazio. Così si è materializzato davanti a me e mi ha raccontato la sua storia!!!

  • C’è un evento nel libro che hai particolarmente ODIATO e uno AMATO scrivere?

Se dovessi raccontare l’evento che ho odiato rischierei di fare spoiler! Ho amato scrivere diverse pagine! Sicuramente l’incipit, in cui il vissuto quotidiano della coppia di protagonisti si mescola con i passi che celebrano la storia secolare della bellissima Urbino. È questo un aspetto che amo curare nei miei romanzi, che non mancano di particolari sul passato e l’arte della città di Raffaello Sanzio. Ugualmente emozionante è stato l’epilogo, aperto a sviluppi e nuove domande che troveranno risposta nel terzo e ultimo racconto della saga.

  • Ci parli un po’ dei tuoi protagonisti? Che tipi sono? Ritroviamo alcuni personaggi del primo?

Ritroviamo il protagonista, il capitano dell’Arma Matteo Sesti con il suo senso di giustizia, il suo fascino (confermato dalle lettrici!), il suo senso del dovere e le sue abilità investigative. Attorno a lui la squadra di sempre, in primis il maresciallo Ernico Molinari, suo amico prima che collega. Ovviamente non manca sua figlia Giulia, la giovane che non riesce a mascherare il suo debole per il capitano. Tra tutti spicca la moglie di Matteo, Sara, una donna emancipata, simpatica, gelosa ma al tempo stesso fragile… a questi si aggiungono nuovi e oscuri personaggi su cui il capitano dovrà indagare.

  • Cosa ci dobbiamo aspettare da questa storia? Avvisaci un po’.

Penso che, rispetto al primo romanzo, le tinte siano meno scure, più tendenti al rosso della passione (con qualche pizzico di “piccante”…) che al nero della morte e del macabro. Al tempo stesso, però, chi ha letto “La figlia del maresciallo” sa che l’equilibrio può rompersi da un momento all’altro e che i demoni di Urbino si nascondono nell’ombra pronti a colpire…

  • Stai parlando a un lettore che ancora non ti conosce, perché dovrebbe leggerti?

Perché, nelle mie pagine, potrebbe trovare tanto il brivido del mistero e (perché no?) della paura, quanto l’emozione dei sentimenti, dell’amore non corrisposto, dell’amore tradito o di quello ricambiato. In questa (prima) fase della mia produzione letteraria, ho voluto scrivere storie che non fossero pura indagine e suspense, bensì ho voluto che la quotidianità e l’interiorità dei personaggi trasparisse perché anche i protagonisti della storia più fantasy sono persone di carne e ossa, con le proprie paure e fragilità, le proprie gioie e i propri dolori. Ritengo che questi elementi rendano i miei personaggi più credibili, più umani, per quanto debbano confrontarsi con quella pazzia e mostruosità che solo l’uomo è capace di dimostrare.

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