Il Duomo di Milano in arte

Il Duomo di Milano in arte nel nuovo articolo di Stella per la rubrica “Appuntamento con l’arte”.

Qualcuno ha detto “Appuntamento con l’arte”? Eccomi qui, più in forma che mai a presentarvi un’altra delle magnifiche opere presenti nel nostro paese. Spero che tutti ci siate stati almeno una volta, è una di quelle cose da vedere per comprenderne la vera bellezza: Il Duomo di Milano.

È necessario, prima di cominciarne a parlare, dire che esso, così come lo vediamo ai nostri giorni, è nato dalla fusione di due basiliche preesistenti e funzionanti: la Basilica di Santa Tecla e quella di Santa Maria Maggiore. L’idea della realizzazione di una nuova basilica è attribuita all’arcivescovo Antonio da Saluzzo, però ci sono sconosciute la data di inizio dei lavori e l’architetto che diede inizio alla costruzione, forse, quest’ultima informazione non ci è pervenuta in quanto è stato riconosciuto un lavoro di equipe per la sua realizzazione. Uno dei primi nomi che incontriamo è quello di Simone da Orsenigo, identificato come ingegnere generale e progettista, e successivamente riconosciamo alcuni architetti francesi e tedeschi.

Il Duomo di Milano in arte
Abside della precedente basilica di Santa Tecla

Dai progetti iniziali e dagli scavi è possibile intuire che, la fase iniziale della costruzione della nuova Cattedrale, prevedeva l’utilizzo del tradizionale stile gotico lombardo, con l’utilizzo dei mattoni in terra cotta, come materiale principale. Con l’avvento del duca Gian Galeazzo Visconti, che prese il comando dei lavori, venne imposta una rivoluzione:

principalmente venne sostituito il precedente materiale principale con uno nuovo, il marmo di Candoglia, e le forme architettoniche vennero fortemente ispirate dal Tardo Gotico, con lo scopo, da parte del duca, di voler realizzare un edificio che fosse al passo con le tendenze europee. L’utilizzo di un nuovo materiale  e la mancata esperienza di lavorazione di quest’ultimo, portò alla collaborazione di molti architetti, scalpellini, capimastri e scultori europei, facendo così assumere al Duomo il ruolo di Cattedrale europea per eccellenza. La nuova pietra veniva presa dalle cave poste a disposizione dal duca, ogni blocco di marmo, destinato alla costruzione del Duomo veniva marchiato con la sigla AFU (ad usum fabricae) così da essere esente da qualsiasi tassa di passaggio.

Conclusa questa prima fase, gestita dagli architetti europei, la lavorazione tornò nelle mani degli architetti “nostrani”: i lavori in questo periodo furono diretti da Filippino degli Organi sotto il quale si cominciò la realizzazione delle vetrate che animavano i finestroni della parte absidale, ormai conclusa. Fu nel 1418 che il Duomo fu consacrato e reso idoneo al culto. Ma i lavori non furono terminati con la sua apertura al pubblico: con l’avvento della famiglia Sforza il cantiere del Duomo si rianimò, infatti gli anni della seconda metà del Quattrocento furono intensi di progettazioni; si proseguì in modo attivo nell’aggiunta delle decorazioni scultoree e vennero realizzate, e successivamente collocate, nuove vetrate realizzate da artisti lombardi. Fu, il Quattrocento, anche periodo di risoluzione per uno dei problemi di staticità della nuova basilica: il tiburio e il completamento della grande cupola.

Il Duomo di Milano in arte
Studio per il Tiburio e per la cupola del duomo

Dopo aver realizzato la cupola si cominciò la costruzione delle terrazze più alte e della guglia maggiore, progetto dell’Amedeo. Alla sua morte i lavori furono affidati a Pellegrino dei Pellegrini, detto Tibaldi. Egli fu spesso criticato dai suoi colleghi milanesi perché era estraneo al clima artistico e culturale lombardo. Nonostante ciò egli avviò la realizzazione di diverse opere che non vide mai concludersi.

A discapito degli architetti milanesi, le opere ideate da Tibaldi, si sposarono perfettamente con gli ideali della controriforma Cattolica, affrontata per la prima da Carlo Borromeo, perciò vennero realizzate ugualmente dopo diversi anni dopo dalla morte dell’Architetto.

La costruzione della facciata fu affidata alla direzione di Francesco Maria Richini, sotto la cattedra episcopale del cardinale Federico Borromeo. A causa di un dibattito, basato sulla coerenza dello stile gotico tra la facciata e il resto del tempio, la realizzazione della facciata fu intercorra e successivamente ripresa vent’anni dopo, in stile gotico, non rispettando le aspettative, e quindi lo stile dell’epoca. Questo ritorno allo stile gotico però non impedì l’inserimento, nella zoccolatura, di due serie di altorilievi marmorei realizzati dai migliori scultori del tempo.

Nel settecento, a causa dei numerosi mutamenti politici e di numerose innovazioni ideologiche, i lavori assunsero un ritmo discontinuo, che però, non videro interrompersi la realizzazione della facciata. Fu in questo periodo che Francesco Croce, dopo aver eretto diverse guglie e aver completato la copertura del tetto, risolse il problema della guglia maggiore, che sarà completata solo quattro anni dopo con l’esecuzione della grande statua della Madonnina.

Progetto per la facciata del Duomo

Se il completamento dell’esterno incontrò diversi problemi, al contrario, la produzione della statuaria per l’interno proseguì feconda; furono infatti arricchiti gli interni e in particolare l’altare.

Prima che venisse incoronato re d’Italia, Napoleone ordinò il completamento della facciata affidandolo a Carlo Amanti e Giuseppe Zanoja. Essi aderirono al comando di ridurre al massimo tempi e costi rielaborando il progetto di Pollak, senza però modificare gli elementi architettonici che lo caratterizzavano. Vennero, pertanto, affiancate alle strutture barocche e manieristiche dei portali, architetture neo-gotiche. Nell’Ottocento cominciò l’opera di decorazione delle volte interne con pitture a finto traforo marmoreo.

L’Ottocento fu anche caratterizzato dalla ristrutturazione, fatta, inoltre, in malo modo di alcune vetrate, alle quali ne vennero aggiunte altre costruite in questo periodo. Fu nell’età tarda di questo secolo, in pieno clima romantico, che fu affrontato il tema di riformare la facciata del Duomo; infatti, non fu ritenuta adatta al periodo che si stava vivendo, quella realizzata sotto l’ordine di Napoleone, indetto, così, un concorso a cui parteciparono circa centoventi architetti di tutto il mondo, risultò vincitore un giovane milanese: Giuseppe Brentano, però, i lavori furono sospesi prima che cominciassero a causa della sua prematura morte. Fu così che il duomo non ebbe una nuova facciata ma conservò l’attuale.

Il Duomo di Milano in arte

Facciata attuale del Duomo

Ancora, nel Novecento furono continuati i lavori per la conclusione della porta bronzea centrale e, invece di realizzare la nuova facciata, si concluse la parte superiore di quella già esistente. Successivamente i bombardamenti aerei causarono anche gravi danni al monumento

Come già detto prima, tutto il duomo, ad eccezione delle parti precedentemente costruite in cotto, ad esempio le volte, è fatto di Marmo di Candoglia. Tutto il marmo giungeva al cantiere attraverso il naviglio Grande, reso navigabile dal Genio Italiano: Leonardo Da Vinci. Esternamente il duomo è decorato da circa 420 statue, anch’esse in marmo, mentre ne possiamo contare circa altre 1900 contando quelle posizionate sulle guglie, tra cui 96 giganti. Il tutto è reso magnifico, come se non bastassero, dagli altorilievi.

Una delle prime proposte per la realizzazione della facciata la prevedeva affiancata da due torri angolari, successivamente seguì una progettazione classica e monumentale. Fu di questa che si cominciò la costruzione che, dopo aver realizzato i portali centrali e laterali, con le finestre classiche, fu interrotta in quanto ritenuta non idonea e coerente all’edificio gotico. Successivamente l’aspetto gotico fu conservato, ad esempio nella sostituzione delle colonne con i contrafforti. Sono proprio questi che suddividono la facciata in cinque parti in corrispondenza delle cinque navate. Orizzontalmente nell’alta zoccolatura sono inseriti due ordini di altorilievi rappresentanti episodi e simboli dell’antico testamento. Nella parte superiore sono presenti ad altezze diverse tre ordini di statue; nell’ordine inferiore sono collocate le statue degli apostoli, nell’ordine mediano ci sono i profeti maggiori e nell’ordine superiore sono presenti i profeti minori. Di grande interesse sono i timpani eseguiti, anch’essi in marmo, e posizionati sui portali. In particolare è di notevole importanza quello del portale centrale, rappresentante la Creazione di Eva.

Il Duomo di Milano in arte
Timpano del Portale Centrale del Duomo di Milano – La Creazione di Eva

Soffermandoci ancora sui portali è curioso osservarli uno ad uno: il primo partendo da sinistra narra l’affermazione del Cristianesimo, le vicende vissute dai primi cristiani fino alla libertà di culto a loro concessa; la seconda porta da sinistra con i fatti salienti della vita di Sant’Ambrogio;

Portale centrale del Duomo di Milano

La porta centrale venne realizzata seguendo le misure della porta che doveva essere costruita precedentemente, perciò è l’unico documento che testimonia un’architettura mai stata eseguita. Essa rappresenta i dolori e i gaudi di Maria e l’incoronazione della Vergine;

la prima porta a destra della porta centrale che aveva come tema l’affermazione civile, militare e religiosa del comune di Milano, infatti rappresenta diverse figure storiche; l’ultima porta rappresentante gli episodi più significativi della storia del duomo.

L’interno trasmette, sicuramente, la vastità monumentale che investe il visitatore entrando nel duomo. Tale maestosità è generalmente data dall’ampiezza delle navate e dalla tensione spirituale espressa dal verticalismo delle colonne, esse, inoltre, non ci rendono possibile percepire l’altezza delle volte. La pianta del Duomo è basilicale, a croce latina con un’abside poligonale. Le navate sono cinque e tagliate trasversalmente da tre transetti. Anche l’interno, come abbiamo già preannunciato parlando dell’esterno, è ricco di statue, infatti sono presenti più di mille statue, esse realizzate in diversi periodi storici, parendo dal trecento per poi giungere ai nostri giorni: un esempio è sicuramente costituito dai piloni, essi erano decorati da grandissimi capitelli, ognuno con otto grandi nicchie contenenti altrettante statue, facenti parti della statuaria minore.

Siamo giunti anche oggi alla fine di questo meraviglioso viaggio, e posso dirvi che quello che è stato detto, è una minima parte di quello che si potrebbe dire riguardo al duomo. Solitamente si pensa a Roma come la città italiana più ricca artisticamente, dando per scontate tantissime altre città; una di queste è sicuramente Milano.