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Ernst Ludwig Kirchner

Nuovo appuntamento con l’arte, oggi analizziamo la vita e alcune opere di Ernst Ludwig Kirchner

Già in gioventù Ernest dimostrò un particolare interesse per l’arte primitiva e africana, per le pitture tedesche del cinquecento, per le stampe giapponesi e per le opere dei contemporanei Gauguin e Van Gogh, dei quali lo colpirono l’utilizzo del colore in modo simbolico e psicologico.

Ernst Ludwig Kirchner

Fino al 1905 fu impegnato nello studio dell’architettura a Dresda, e con alcuni studenti di questa facoltà fondò il gruppo Die Bruke, “il ponte” in tedesco, uno dei primi nuclei dell’espressionismo tedesco. Il fine di questo gruppo era proprio quello di gettare un ponte verso quegli elementi artistici che si contrapponevano all’arte dominante del tempo. Le opere di questo periodo sono principalmente paesaggi e ritratti, caratterizzati da contorni marcati e colori accesi, stile simile a quello delle fauves.

Solo nel 1911 cominceranno ad interessargli i temi di attualità con la rappresentazione attraverso dei contorni in acri deformazioni.

Fino al 1911 visse a Dresda e poi si trasferì a Berlino dove entrò in contatto con i pittori del Blaue Reiter, successivamente si trasferì a Monaco. I dipinti di questo periodo sono quelli con scene di strada e cabaret, tutti realizzati con pennellate nervose e sommarie ma allo stesso tempo marcate.

È sicuramente riconoscibile il contatto con i nuovi movimenti artistici, il cubismo e l’art nouveau,  attraverso il fatto che il suo stile diviene sempre più drammatico con deformazioni violente. Le opere di questo periodo, in base allo stile ricordano molto una mediazione tra l’arte di Gauguin, attraverso le forme e i volumi, e quella di Van Gogh per i colpi di pennelli.

A causa delle forti polemiche sorte nel gruppo Die Brucke, esso si sciolse. L’artista con la prima guerra mondiale si arruolò ma a causa di un forte esaurimento nervoso il suo stile fu influenzato e ciò lo perseguitò per il resto della vita. Al termine della guerra si trasferì in Svizzera, dove, anche ricevendo successo grazie alle esposizioni personali, continuò a soffrire di una forte depressione.

Il suo espressionismo, in questi anni, si ammorbidisce fino a tendere quasi all’astrattismo, molto pieno di allusioni simboliche.

Dopo la presa del potere nazista in Germania molte sue opere furono sequestrate e rimosse dai musei e successivamente distrutte. Questi eventi, e un aggravarsi delle sue condizioni fisiche, gli provocarono un forte shock che lo portarono al suicidio il 15 giugno 1938. Eccoci giunti alla fine di questo brevissimo ma intenso viaggio in una vita condizionata a pieno dal periodo fascista. Alla prossima

Stella Mazzone

Curatrice della rubrica "Appuntamento con l'arte"

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