3 curiosità sul libro “Siamo come le lumache”

3 curiosità sul libro “Siamo come le lumache” di Laura Moreni edito Bertoni Editore.

TRAMA

Una telefonata imprevista, ricevuta di domenica mattina, turba la tranquillità e la monotonia della vita di Tilda, che è costretta a partire all’improvviso verso le sue zone d’origine. Inizia così un racconto in cui le vicende del passato dilagano via via nella narrazione, delineando gli eventi cruciali che hanno segnato la protagonista e i suoi amici d’infanzia, Anita, Gubo e Dodi. Con il rammarico dell’età matura, e attraverso il disagio che ha condizionato buona parte della sua vita, Tilda ripercorre la storia e le scelte di ognuno di loro, l’inadeguatezza e l’immaturità, nella speranzosa ricerca di ciò che pare ormai andato perso.

 

3 CURIOSITÀ

  • Scrivi di getto oppure con scaletta?

Più che una scaletta tendo a preparare uno “schema generale”, con un punto di partenza e un punto di arrivo, i tratti salienti dei personaggi, il loro ruolo; l’ambientazione, sia geografica che temporale; le scene fondamentali che già mi sono venute in mente e che, annotate di qua o di là, faccio convogliare in questo schema, per poi decidere a che punto raccontarle. Poi però scrivo di getto, e questo schema mi serve a non perdere il filo, a non cambiare direzione e allontanarmi dal mio progetto; anche se spesso succede che qualche variante la faccio, perché a volte la scrittura porta ad approdi non previsti, che poi mi piacciono di più.

  • C’è un luogo in particolare in cui scrivi? Oppure ovunque va bene?

Faccio fatica a scrivere ovunque. Anzi, ho bisogno di uno spazio solo mio, anche raccolto, ma dove so che nessuno può entrare, dove posso lasciare computer acceso, appunti e annotazioni sempre a portata di mano. Poi non amo essere interrotta, quando raggiungo il momento buono, quello in cui scrivo senza difficoltà e troppi pensieri, voglio che sia libero di fluire. Ultimamente, per scrivere, mi rifugio nella mia casina in montagna; è uno spazio intimo e riservato, ma anche comodo.

  • Assoluto silenzio o musica?

Tendenzialmente musica. A volte solo come sottofondo (quindi musica classica o qualcosa che non conosco, che non mi distragga, altrimenti inizio a cantare!); a volte invece necessito di qualcosa di evocativo, un pezzo o un album o un autore in particolare, che sa smuovere certe corde e mi aiuta quindi a immergermi in un preciso stato emotivo, funzionale a ciò che sto scrivendo, o che devo scrivere.

 

Ho scritto questo libro perché…

Mi sono resa conto che a una certa età si inizia a fare una specie di bilancio, e inevitabilmente salta fuori qualche rimpianto o una ferita non rimarginata. Ho pensato a quante scelte si compiono da ragazzi, con leggerezza, convinti che poi ci sarà tutto il tempo di rimediare, di riaggiustare. Ma spesso non accade, non ce n’è l’opportunità. Così ho voluto insistere su questo aspetto, e sulla forza e il coraggio che ci vuole, da adulti, per tornare sui propri passi e tentare di concludere tutto ciò che è rimasto in sospeso. Volevo scrivere sulla necessità di chiudere i cerchi, sul fatto che le cose lasciate in sospeso prima o poi ritornano, e allora non c’è più una scappatoia: vanno risolte, anche se fanno male.

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